Comune di Apricale

Il Borgo medioevale di Apricale è situato nell’entroterra di Bordighera e Ventimiglia, a 13 Km dal litorale.

La sua felice posizione è all'origine del nome, che deriva da apricus, esposto al sole, ma la principale caratteristica del paese, che ha incantato nel tempo i suoi visitatori, è lo scenografico aspetto dell'abitato, una sinuosa cascata di antiche case di pietra allungate sulla dorsale di un erto pendio dominato dall'altura del Castello.

Questa straordinario colpo d'occhio, unico nel pur ricco campionario dei "Villaggi di pietra" della Liguria intemelia (cioè abitata prima degli antichi Romani dalle tribù degli Intemelii), è stato celebrato da poeti e scrittori e dipinto da pittori di fama, che hanno contribuito a fare di Apricale un borgo particolarmente frequentato e amato dagli artisti.

Informazioni

Comune di Apricale
via Cavour, 2 - 18030 Apricale (IM)
Tel. (+39) 0184 20.81.26
Fax (+39) 0184 20.85.08
 
Amministrazione Pubblica:
 
Per comunicare con il Sindaco:
 
Per qualsiasi comunicazione:

In Auto: è sicuramente il mezzo ideale per visitare la nostra Regione in generale, data la conformazione del territorio che non rende sempre agevole spostarsi con i mezzi pubblici al di fuori delle aree costiere.
Ad Apricale si giunge facilmente percorrendo per 11 km la strada provinciale della Val Nervia fino a Isolabona, quindi svoltando a destra per seguire (altri 2 km circa) la rotabile che risale la valle laterale del torrente Mandancio. Si può parcheggiare l'auto subito dopo il paese, ai suoi piedi, nei pressi del bivio i cui rami conducono rispettivamente a Perinaldo e a Baiardo; all'inizio di quest'ultima strada, una deviazione ben segnalata sulla sinistra porta al parcheggio superiore, nella parte alta dell'abitato.
La strada provinciale della val Nervia s'imbocca dalla SS 1 Aurelia all'altezza di Nervia: chi proviene da Ventimiglia, subito dopo aver superato il Teatro Romano ed il cavalcavia ferroviario, dovrà svoltare a sinistra; chi giunge da Bordighera e Vallecrosia, attraversato il ponte sul Nervia, deve svoltare a destra al semaforo. Dal centro di Ventimiglia a Nervia vi sono 2 km, da quello di Bordighera 5 km. Chi ha percorso l'Autostrada dei Fiori A 10 uscirà al casello di Bordighera se proviene da Genova, oppure al casello di Ventimiglia se arriva dalla Francia; in entrambi i casi bisogna poi immettersi sull'Aurelia. Lo stesso vale per chi ha disceso la SS 20 del colle di Tenda da Cuneo.
 
In treno. La stazione ferroviaria più vicina è a Ventimiglia, dove giungono i treni da Genova, Nizza e Cuneo. Per maggiori informazioni sugli orari dei treni si rimanda al sito ufficiale delle FS.
Dalla stazione ferroviaria di Ventimiglia, partono gli autobus di linea RT (Riviera Trasporti) per la Val Nervia e per Apricale (vedere sezione sottostante).
 
In autobus. Dalla stazione di Ventimiglia attraversare il piazzale e i 50 metri che separano la stazione dalla via Aurelia SS1. Sull'altro lato della strada sulla sinistra c'è la fermata diretta degli autobus di linea per Apricale (di colore blu, rispetto a quelli cittadini di colore arancione).

Storia

Le sue origini si perdono nella preistoria come testimoniano i tumuli sepolcrali dell'età del bronzo rinvenuti in località Cian deu Re (Pian del Re).
Il Borgo venne fondato intorno al X secolo dai conti di Ventimiglia e passò ai Doria di Dolceacqua verso i1 1276, quando già era retto dagli Statuti riformati nel 1267 (i più antichi della Liguria) e la sua forma di governo era quella tipica di un libero Comune.
Seguì poi le sorti della signoria e del marchesato sabaudo dei Doria, patendo la distruzione del Castello nel 1523 da parte dei Grimaldi di Monaco, partecipando a diverse guerre e subendo, nel 1794, l'occupazione francese.
 

Eventi

Consulta il calendario aggiornato delle manifestazioni sul sito di Apricale.

Arte e Cultura

L'aspetto e le dimensioni attuali sono quelle di fine Cinquecento, con il nucleo centrale, quello più antico, del due-trecento.
Il Borgo presenta uno schema urbanistico medievale di enorme interesse, sia per la sua ottima conservazione, sia per la sua struttura mista, formata dal settore centrale avvolgente o a gironi, attorno al Castello, disposto a semicerchio, circondato dall'anello pianeggiante dell'antico Carugio Cian (vicolo piano) e dai due agglomerati di cresta ubicati sugli opposti versanti della dorsale; questi sono attraversati verso ovest da via Castello e via degli Angeli con la porta medievale perfettamente conservata di Cousutàn (del fondo) e verso est da via Cavour.
 
Altre due porte medievali che delimitano l'antico cerchio di fortificazioni murarie, si trovano rispettivamente ubicate l'una, porta Cutrùn, ai piedi dell'attuale muraglione di sostegno del Castello, all'inizio del tratto settentrionale di via Martiri, l'altra sempre in via Martiri, ma nel versante opposto, detta porta deu Carugiù Ciàn, completa dei suoi cardini di pietra. Questa reca impressa sulle pietre del piedritto sinistro, la frase scolpita "1764 fame ubique" (fame ovunque), che ricorda un drammatico periodo di carestia. Punto focale dell'abitato è la grande piazza.
 
La ripidità dei versanti ha imposto la costruzione di erte e strette scalinate, sostituite da rampe a gradoni per collegare i vicoli a gironi concentrici; i frequenti passaggi coperti che uniscono le facciate opposte delle case, le frequenti piazzette, gli scorci panoramici sui valloni assolati che lo circondano fanno della visita una piacevole passeggiata nella storia e nel verde.
Il visitatore sarà colpito soprattutto dal fascino medievale del Borgo, dalle case di pietra affacciate sui vicoli dall'andamento irregolare, dalle ripidissime e buie scalinate trasversali, dagli scorci fioriti e dalle tante piante che abbelliscono le scalinate esterne di accesso alle abitazioni.
Quello in cui ci si immerge è un mondo fuori dal tempo, antico e immutato nei secoli, che quasi incredibilmente viene offerto alla nostra curiosità ma anche al nostro rispetto.

 

Per un approfondimento consulta il sito di Apricale.

Prodotti Tipici

La campagna di Apricale è ricoperta da estesi uliveti di cultivar taggiasca, varietà quasi esclusiva della provincia di Imperia. Dalle sue olive si ottiene l'ingrediente principe della cucina apricalese, un eccellente olio extravergine di colore dorato, velato, di sapore fruttato dolce e corposo con retrogusto vellutato di mandorla e acidità massima inferiore allo 0,5%.

La superficie interessata dalla produzione non supera i 300 ettari e per la qualità del prodotto Apricale fa parte dell'Associazione delle Città dell'olio. Nei negozi di Apricale si possono acquistare anche i vari derivati dell'olio extravergine di oliva (pasta o pate di olive, olive in salamoia, verdure sott'olio), oltre al pesto e al miele di acacia o di castagno.

Le specialità gastronomiche di Apricale riflettono le caratteristiche di genuinità, semplicità e rusticità tipiche della cucina dell'entroterra de Ponente ligure che viene abitualmente inclusa nella più vasta tradizione alimentare "mediterranea".

Infatti si utilizzano le risorse del territorio, come verdure ed erbe aromatiche, e si fa ampio ricorso all'olio extravergine d'oliva quale condimento, e alle paste fatte in casa, elaborando il tutto in piatti originali e dai sapori antichi; naturalmente si ritrovano anche apporti più recenti provenienti dalla costa, dalla Provenza e dal Piemonte.

Diversi piatti che oggi vengono considerati antipasti, rappresentavano un tempo un piatto unico da consumare accompagnato da pane e, nei casi più fortunati, da pomodori e fichi.

Prelibata e molto comune la torta verde cotta nella teglia, ottenuta da verdure di stagione grattugiate o tagliate fini con uova, parmigiano e prezzemolo, e racchiuse in un involucro di pasta sfoglia a più strati abbondantemente oliati.

La machetusa è una specie di pizza cotta al forno, ricoperta di machetu (pasta di acciughe) con aggiunta di pomodori e pelati, cipolla e olive in salamoia; la sardenaira viene invece ricoperta da pomodoro e sardine.

La focaccia, specialità della costa savonese e genovese, ad Apricale viene condita con cipolla a fettine o con foglie di salvia.

In estate il piatto principe è il condiglione, fresca insalata di pomodori e verdure di stagione affettate (cipolla, peperoni, cetrioli, basilico, gambi di sedano) arricchita con acciughe salate e olive in salamoia, e naturalmente condita con sale e olio extravergine di oliva.

Le salse sono capeggiate dal pesto, emblema della cucina ligure ottenuto pestando nel mortaio di marmo foglie di basilico, aglio, formaggio parmigiano o pecorino, qualche pinolo e olio extravergine d'oliva; di uso comune anche la salsa di pomodori e la salsa di noci.

Tra i primi piatti da segnalare il minestrone di verdure (patate, fagioli, pomodori pelati e verdure di stagione tagliate a pezzetti).

Con la pasta fatta in casa si ottengono squisite tagliatelle, ravioli (in prevalenza ripieni di borragine), gnocchi.

I secondi piatti di carni si aprono con il coniglio alla ligure tagliato a tocchetti e rosolato nell'olio in una casseruola di terracotta, con aggiunta di cipolla tritata, aglio ed erbe aromatiche e ricoperto di vino rosso, infine cosparso di olive in salamoia al termine della cottura.

Un'antica ricetta locale è quella del coniglio bruscau (bruciato).

Comuni sono la cima di vitello ripiena, piatto di origine genovese, l'agnello in fricassea, la capra e fagioli, il pollo alla Rivierasca, con pomodori pelati, olive e aglio e un trito di prezzemolo, basilico e capperi I beròudi sono budella di pecora o di vitello ripiene del sangue dell'animale, con aggiunta di verdure tritate, formaggio e riso cotte in acqua salata e servite calde.

I secondi di pesce comprendono la frittata di giancheti (bianchetti, gli avannotti di pesce azzurro) , le frittelle di baccalà, lo stoccafisso in brandacujùn. Quest'ultimo è una deliziosa crema di stoccafisso, piatto di origine marinara, lavorato in una casseruola di terracotta con patate e cipolle tagliate a pezzi e un tritato di prezzemolo sbattuto a lungo con aglio, sale, pepe, succo di limone e olio d'oliva.

In passato l'incaricato dell'operazione era solilo tenere la casseruola fra le gambe per agitare (brandàr) e amalgamare meglio gli ingredienti, con il conseguente movimento delle sue parti basse (cujùn). Lo stoccafisso alla defisieira (alla moda dei trantoiani) veniva pestato senza bagnarlo sino a ridurlo in filamenti; messo in una casseruola con olio nuovo difrantoio, cipolla, patate e altre verdure, veniva cotto per 6-8 ore sul fuoco del "flàmegu", il residuo della frangitura delle olive.

A causa della scomparsa della pastorizia il contributo dei formaggi locali è oggi ininfluente; dai pascoli delle Alpi Liguri proviene però il brussu, latte di capra cagliato, salato e stagionato, dal sapore molto forte, di solito spalmato sul pane e servito come appetitoso antipasto.

I dolci comprendono la gloria di Apricale, le pansarole, frittelle dolci cui è dedicata la sagra della prima o seconda domenica di settembre che vengono servite insieme allo zabaione caldo, i buéti, filoncini dolci cotti nel forno, ed infine le cubaite, dolce formato da nocciole amalgamate e tenute insieme da miele di acacia o di castagno racchiuse tra due ostie.

Apricale è situato lungo l'itinerario delle "Strade dell'Olio", un percorso ideale fra oliveti secolari per promuovere e valorizzare la produzione tipica locale di olio e prodotti collegati come olive in salamoia, paté d'olive ed altri prodotti tipici del territorio. Di questa Associazione, insieme ad Apricale, fanno parte altre 21 Comuni dell'entroterra della Provincia di Imperia, distribuiti nelle diverse vallate.
Lo scopo quindi è di promuovere il territorio e segnalare i produttori locali presso le cui aziende agricole è possibile acquistare i prodotti, garantendone quindi la provenienza.