Comune di Bajardo

Bajardo è un paese montano posizionato su uno dei crinali delle montagne delle Alpi Marittime dell'entroterra all'apice della val Nervia. Il territorio è composto principalmente da coltivazioni di olivi, qualità taggiasca di montagna, da seminativi ormai incolti, vigne, castagneti e bosco misto. Oggi una parte dei terreni incolti è stata adibita a floricoltura. La recente sensibilità nazionale sui prodotti biologici ha impresso nuovo interesse per la coltivazione dell'ulivo da olio.

 
Il borgo ha carattere tipicamente rurale, a struttura sia lineare, sia anulare, e presenta molti aspetti ambientali ed architettonici tipici dei villaggi liguri: pietra, stretti vicoli, con alte case collegate tra loro da archi di controspinta.

Informazioni

Indirizzo: Via Roma 72
18031 Bajardo (IM)

 

 Arrivare con l'autostrada dei Fiori A10 al casello di Sanremo e uscire. Raggiunta la città proseguire per il Poggio e quindi seguire le indicazioni stradali.

Storia

 

l centro storico esiste fin dal I millennio a.C. quando fu un importante luogo di culto per i Druidi - sacerdoti celti - dove sono tuttora presenti alcuni obelischi di pietra. Nel VII-VI secolo a.C. l'area era popolata da Celti e Liguri, uniti in una vera e propria simbiosi economico-religiosa, a cui si aggiunsero presto Greci e Iberici che introdussero la coltivazione dell'ulivo e della vite. I Romani giunsero ad incontrare le varie popolazioni del luogo nel III secolo a.C. e provvedettero innanzi tutto a trasformare l'originario scrigno druidico in una fortezza, tuttora parzialmente visibile.
 
Intorno alla metà del XIII secolo la figlia del conte Oberto Veirana si sposò con Pietro di Ceva, al quale, dopo la morte del padre, passò il dominio su vari paesi dell'entroterra, tra i quali pure Bajardo, che divenne così un possesso dei Marchesi di Clavesana, ma le sempre più forti pressioni genovesi indussero ben presto Pietro e sua moglie a cedere i loro possedimenti nell'estremo Ponente al governo della Repubblica di Genova, che li acquistò ufficialmente con annessi i relativi diritti e prebende tramite un atto stilato a Genova il 24 novembre 1259 alla presenza del capitano del popolo Guglielmo Boccanegra al prezzo complessivo di 2300 lire genovesi. Da quel momento Bajardo avrebbe seguito le sorti politiche della Repubblica sotto la giurisdizione della Podesteria di Triora.
 
All'inizio dell'Ottocento il territorio passò al Regno di Sardegna.
 
Nel 1887 il paese venne semidistrutto e gli abitanti decimati: il 27 febbraio la terra tremò ed il tetto della chiesa di San Nicolò (edificata sulle vestigia di un antico tempio pagano sacro al dio Abelio) crollò sui fedeli, riunitisi per ricevere le ceneri mercoledì delle ceneri. Morirono 226 abitanti.
 
Negli anni trenta una famiglia di musicisti si stanziò nel paese, tanto da far ben sperare in una rinascita culturale del borgo, che non si era ancora ripreso demograficamente dal terremoto di cinquant'anni prima. Con la seconda guerra mondiale i musicisti abbandonarono il borgo, che diventò baluardo della Resistenza partigiana e dove avvenne una battaglia durissima celebrata da Mario Mascia nel suo libro pubblicato nell'immediatezza del dopoguerra riguardante la Lotta Partigiana nella provincia di Imperia L'epopea dell'Esercito scalzo.
 
La leggenda vuole che la toponomastica tragga origine dal paladino Rinaldo, che diede al paese il nome del proprio destriero, Bajardo, appunto.

Eventi

Da qualche anno si tiene all'inizio dell'estate una festa che richiama alle origini celtiche del paese. In tre giorni vengono presentati balli, tradizioni e conferenze, aventi come unico denominatore comune l'origine celtica dell'insediamento.

 
Festa della Ra Barca. Probabilmente l'unica cerimonia antica di carattere non religioso presente nell'intero territorio della provincia di Imperia è una delle più sentite del paese, e si celebra nel giorno della Pentecoste. Nell'occasione viene eretto tramite la sola forza delle braccia, dai giovani ragazzi del paese, un albero di pino abbattuto la notte precedente e trasportato nel centro del paese. Il fusto simboleggia un albero maestro di una nave. Al termine dell'innalzamento si intona un antico canto, malinconico e dolente, rievocando una antica storia d'amore tragico; "A barca du mei amure" (La barca del mio amore). La domenica successiva l'albero, come simbolo di buona sorte e felicità, viene battuto all'asta al miglior offerente

Arte e Cultura

 

Principali monumenti
I luoghi di culto
La Chiesa parrocchiale, dedicata a San Nicolò di Bari, possiede un pregevole trittico che rappresenta la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista, San Pietro, Annunciazione e "Imago Pietatis", su tavola a fondo oro del pavese Francesco da Verzate, datato 1465. E' dotata inoltre di un organo a tre campate del bergamasco Giacomo Locatelli del 1896. La precedente chiesa parrocchiale, sempre dedicata a San Nicolò, sorgeva alla sommità del colle; doveva essere molto antica, se già citata nel 1245. Nel crollo, causato dal terremoto del 1887, vi trovarono la morte 202 persone. Al momento del crollo, l'edificio si presentava in bella edizione settecentesca. La Chiesa di San Rocco fu ricostruita nel 1909 dopo che l'edificio preesistente, forse tardomedievale, era stato demolito nel 1906. L'Oratorio di San Salvatore contiene diverse opere di pregio tra cui il Trittico della Trasfigurazione di Emanuele Maccario del 1552, e l'ancora lignea intagliata e dorata, di Giovanni Angelo Carratio del 1649; il Trittico di San Rocco, della fine del XVI secolo; una tavola settecentesca su cui è raffigurata la Madonna con il Bambino e San Michele Arcangelo; e l'organo di Nicomede Agati del 1862. Sulle pareti del coro poligonale affiorano ampie porzioni di un ciclo affrescato riferibile a Maurizio Carrega. Una volta restaurato l'edificio dovrebbe ospitare un piccolo museo di dipinti, sculture e arredi liturgici provenienti da varie chiese della zona. La cappella dell'Annunziata è una modesta chiesa sul cui altare è però un'interessante Annunciazione di scuola locale dell'inizio del XVIII secolo. La cappella di San Giovanni Battista, di origine seicentesca, è stata recentemente restaurata. Sull'altare è visibile una tela dell'ambito dei Carrega, con la Madonna del Carmine tra i Santi Giovanni Battista e Paolo.

 

• Altri luoghi di particolare interesse
Santuario della Madonna di Berzi. Santuario di Vignai. Cappella di San Bernardo. Chiesetta di San Michele. Chiesetta di San Gregorio. Cappella di San Martino. Chiesetta di San Martino.

 

• I monumenti profani
  • La Pinacoteca Civica, ora in corso di riallestimento, ha sede nei locali dell'ex asilo. Il Palazzo Comunale contiene un raro e pregevole crocifisso ligneo del XIV secolo ed una tela seicentesca con i Santi Gregorio, Antonio Abate e Domenico.

 

Prodotti Tipici