L’area nella quale si colloca il centro storico di Ittiri fu certamente abitata dall’uomo, con continuità, sin dal neolitico recente, così come si deduce dalle poche ma significative testimonianze ritrovate nella zona di Musellos, Giundali, San Maurizio (ochila) e Paulis, consistenti soprattutto in sepolture ipogeiche (Domus de Janas). La sua origine è legata agli antichi abitanti della regione, “I Coracenses”, ricordati dagli itinerari romani come abitanti gravitanti attorno alla città di Coros. In epoca romana si ritiene che Ittiri fosse una stazione di cambio sulla strada carovaniera “Iter ad Cannetum” che collegava gli accampamenti romani all’antico porto di Alghero, situato nella baia di Porto Conte. Le prime testimonianze sull’origine di Ittiri risalgono, come già detto, al neolitico recente e sono costituite da monumenti funerari, riferibili al nuragico arcaico detto anche” primo Bunnannaro” e ubicate in località “Sa Figu”, con riproduzioni in roccia delle “tombe di giganti”. Si sono pure trovate tracce dell’età del bronzo antico testimoniate da “Dolmens” nella zona di “Baddijos e di “Runara”. Il territorio è ricco di nuraghi i quali testimoniano una forte presenza antropologica ed ancora oggi ve ne sono evidenti tracce sin dentro il centro abitato,
per la precisione, via A. Moro (Nuraghe de Santu Ciprianu). Del periodo nuragico si hanno tre importanti testimonianze costituite da un pugnale e una brocca in bronzo, conservati al British Museum di Londra e provenienti da S.M. di Paulis, e dal suonatore itifallico di triplo flauto o suonatore di “launeddas” del VII secolo a. c. . Questa statuetta, probabilmente è un ex voto esposto in un tempio, è conservata al Museo nazionale di Cagliari (vetrina 47), rappresenta un suonatore delle tre canne di armonia che sono il primo strumento armonico che si conosca in tutto il bacino del mediterraneo. Ciò dimostra che i sardi conoscevano l’armonia già da allora, mentre era sconosciuta ad altri popoli come gli Egiziani, i Greci, i Fenici , e Roma ancora non era nata o stava per nascere.
Documenti del XII e XIII secolo riportano numerose ville , tra cui quelle di Save, Cannedu, Cuga, Coros, Ittiri, Uri, Usini, Ossi, Tissi, e Bultaiana, piccoli agglomerati (ville) arricchiti , talvolta, da una chiesa. Anche Coros o Corax doveva presumibilmente essere costituita da diverse piccole borgate, i cui abitanti , sparsi per la campagna , successivamente si unirono in piccoli villaggi dai quali sorse Ittiri. Agli inizi del XII secolo i monaci cistercensi fondarono i monasteri di S.M. di Paulis (1205) e di S.M. di Coros (1230). Il lavoro dei monaci portò alla bonifica delle paludi, appunto, di Paulis ed alla razionalizzazione dell’agricoltura e dell’allevamento. In periodo aragonese, di tutte le ville che erano comprese in quella zona, sopravvissero i villaggi di Ittiri, Uri, Usini, Tissi, Ossi, Florinas e Banari i quali furono inseriti nella curatoria denominata Coros.