La valle di Mezzane è stata abitata sin dalla preistoria, come attestano i numerosi
ritrovamenti risalenti al periodo paleolitico (come nell’area detta del Bosco di Trani) e al successivo
neolitico, in particolare nell’ètà del bronzo e del ferro (a San Briccio di Lavagno, ma anche alla
Croce di Guala). Nella zona, attorno al II millennio a.c., si sono insediate popolazioni paleovenete,
con lo sviluppo di piccoli villaggi posti prevalentemente nelle zone collinari.
Le prime testimonianze storiche risalgono all’epoca romana, quando cioè nel corso del II secolo a.c. inizia il processo di romanizzazione dell’allora Gallia Cisalpina, in particolare quando,nel 148 viene realizzata la Via Postumia. L’area veronese viene assegnata alla tribù Poblilia, come conferma un’antica iscrizione murata nella vecchia pieve di Mezzane e oggi conservata nel Museo Archeologico di Verona, quindi dal 49 a.c. gode della piena cittadinanza romana.
Questo favorisce la progressiva colonizzazione della campagna veronese, come attesta la centuriazione del territorio rurale nella parte terminale della valle, con sviluppo di ville e d’insediamenti. I ritrovamenti ci confermano come a Mezzane ci fossero sia costruzioni di civile abitazione, sia edifici di culto, con diverse aree votive. A partire dai secoli successivi, in prossimità del crollo dell’Impero Romano d’Occidente (IV e V d.c.), l’area di Mezzane, non essendo soggetta a frequente passaggio, ha conosciuto probabilmente una relativa tranquillità rispetto alle continue incursioni delle popolazioni dette “barbariche”, mantenendo così una sua integrità e forse incrementando i suoi abitanti, soprattutto nei centri di collina, come suggeriscono i resti di castelli medievali a Mezzane di Sopra e la tradizione che vuole presente un simile manufatto in quel di Castagnè. Si sviluppa inoltre la vita
religiosa, con la nascita di numerose cappelle (con un importante insediamento monastico a San Cassiano) e di pievi (quella di Mezzane di Sotto è ricordata sin dal 1145).
Dal XI secolo la valle è soggetta all’autorità del vescovo di Verona e vi sono diverse
proprietà dei grandi monasteri dell’epoca; con la rinascita successiva l’anno mille riprende l’azione di controllo sul territorio, frutto del rinnovato spirito che porterà presto all’affermazione di nuove classi sociali, come quella mercantile. Iniziano le contese tra l’autorità vescovile e quella imperiale, divise nelle fazioni guelfa e ghibellina, che vede prima la nascita del Comune e poi, nel XIII secolo, l’affermazione di alcuni gruppi familiari, come gli Scaligeri. Mezzane mantiene un carattere marginale, in cui tuttavia si evidenzia la ripresa dell’azione di controllo sul territorio, che favorisce lo sviluppo nell’area allora detta della Campagna Minore (l’est veronese): ad esempio diventa importante il controllo delle acque e quindi il contenimento arginale del Progno. Nascono così degli organismi amministrativi locali: la prima testimonianza in questo senso è un documento notarile dell’aprile 1215, in cui vengono citati i decani comunitatis Plani Mecanarum (cioè i decani della comunità del Piano di Mezzane), che vendono una pezza di terra.
Questo prima forma di autogoverno locale viene consolidata quando, nei primi anni del Quattrocento, il territorio scaligero diventa parte della Serenissima Repubblica di Venezia: se da un lato, infatti, si afferma un forte potere oligarchico (cioè in cui prevalgono poche famiglie nobili), dall’altro si concedono alcune modeste autonomie ai piccoli centri, dove gli abitanti si riuniscono nella Vicinia, l’assemblea deliberativa, potendo eleggere i loro rappresentanti, detti Sindaci o Massari
nostra valle era Lavagno. Questo fenomeno riguarda ciascuno dei paesi dell’attuale comune, dove d’altra parte proprio a partire da quest’epoca è certa l’esistenza delle tre parrocchie, ciascuna con un proprio Rettore (a Castagnè certamente dal 1529, dal 1488 invece a Mezzane di Sopra), anche se la loro fondazione è
anteriore.
In questa fase la proprietà si concentra nelle mani di alcune grandi famiglie, in particolare nelle zone di fondovalle, come i Maffei, i Della Torre, i Giuliari, i Verità, i Roja, mentre nelle zone collinari prevalgono i piccoli proprietari locali (i Benini, ad esempio, nell’area di Mezzane di Sopra e Guala; mentre a Castagnè i Castagnedi, appunto, ed i Menini, o i Zanetti a Postuman).
Questo fenomeno favorisce la realizzazione, in più tempi, di grandi dimore, che da nuclei originari piuttosto semplici assurgono poi al carattere di vera e propria villa, come avviene per villa Giuliari o per la villa della Torre. Vengono edificate inoltre numerose case patronali, che seppur prive di un particolare interesse artistico, hanno un significativo valore storico.
Questa realtà si protrae per tre secoli con minime mutazioni, fino ai primi giorni del giugno 1796 quando arrivano a Verona le truppe dell’allora generale Napoleone Bonaparte: è il crollo della Serenissima e l’inizio di un tormentato periodo bellico che sconvolge anche il veronese. Mezzane non è immune a queste vicende, sia in quel 1796, sia più avanti, nel 1805 quando si combatte la battaglia di Caldiero. Inoltre il condottiero corso sconvolge la ormai secolare organizzazione del territorio: spariscono vicinie e vicariati, con la creazione di Comuni di ampiezza maggiore, in cui vengono accorpati diversi centri, retti da assemblee con a capo un Agente Comunale; i Comuni sono poi raggruppati in Distretti, a loro volta parte dei Dipartimenti (che possiamo far corrispondere alle attuali province). Non è comunque una fase di stabilità politica: dopo la prima ondata francese, fino al 1805 la zona a sinistra dell’Adige appartiene all’Impero degli Asburgo, mentre dal 1806
rientra nel Regno d’Italia, governato da un viceré francese. Questi mutamenti non hanno effetti significativi: infatti, quando dopo le definitiva disfatta napoleonica del 1815 il territorio veronese torna all’Austria, si mantiene saldo l’ordine sociale ed
economico che era già coi veneziani. L’organizzazione amministrativa viene stabilita con la Regia patente del 1818, in cui si delineano le strutture amministrative del vicereame Lombardo Veneto; a livello locale rimane con piccole variazioni il sistema introdotto dai francesi, e cioè Mezzane di Sotto, unito a Mezzane di Sopra, a Castagnè e a Postuman, forma un unico comune, di terza fascia, amministrato dall’assemblea dei proprietari terrieri, e nella sua limitata autonomia dipende da
Tregnago, dove ha sede il distretto; la popolazione complessiva supera di poco i mille abitanti, con una situazione economica stabile per tutta la prima parte dell’Ottocento.
Nell’ottobre 1866 il Veneto, a conclusione della Terza Guerra per l’Indipendenza, entra nel Regno d’Italia. Dapprima si svolge il referendum per l’annessione, che vede un risultato plebiscitario, quindi le prime elezioni amministrative, pur se limitate per la ristretta base censuaria; nasce a livello locale il Consiglio Comunale che elegge la Giunta, guidata dal Sindaco, di nomina regia fino al 1889. Mezzane partecipa quindi alle vicende storiche del Regno d’Italia prima, e, dopo la triste parentesi della Repubblica Sociale, con alcuni tragici fatti di sangue nell’aprile 1945, della Repubblica Italiana. In questa fase storica Mezzane conosce prima il fenomeno dell’emigrazione (dal 1870/80 verso altre nazione, europee o americane, dopo il 1950 con lo sviluppo economico verso Verona e le altre città industriali), ma soprattutto paga un pesante tributo in termini di vite umane ai due eventi bellici del novecento: sono quarantanove i morti nel primo conflitto mondiale e ventotto nel secondo, di cui tredici dispersi e sei vittime (tra cui due donne) dell’aprile 1945.