Comune di Venafro
Ridente cittadina adagiata ai piedi del Monte S. Croce, Venafro è un’importante punto di riferimento tra il nord e il sud del Molise. Di origine sannitica, conserva nella sua stratificazione i segni indelebili della urbanizzazione romana, come testimoniano i resti di un Teatro, di un Ninfeo, di ville sontuose nonchè di un Anfiteatro (Verlasce) trasformato successivamente in un originale e pittoresco nucleo ellittico per l’aggregazione continua di edifici rurali. Dell’epoca classica rimangono consistenti opere di architettura e di arte, conservati in gran parte nei palazzi della città e nel Museo Nazionale di S. Chiara, come la Venere detta di Venafro, le statue imperiali, numerosi corredi funerari e l’importante Tavola Acquaria con l’editto di Augusto che regolava l’acquedotto romano
Galleria Immagini
Informazioni
Come si arriva a Venafro
Venafro è facilmente raggiungibile, essendo vicina ai principali svincoli autostradali del centro-sud d’Italia. In particolare, dal versante adriatico, basta imboccare l’autostrada A14 fino al raccordo con l’A25 (uscite a nord per Sulmona-Pratola Peligna, a sud per Termoli). Sul versante tirrenico, sull’A1, l’uscita a nord è quella per S. Vittore, a sud per Caianello
Storia
Eventi
Feste e Manifestazioni
Festa Patronale (SS. Nicandro, Marciano e Daria)
I Santi Nicandro, Marciano e Daria sono i patroni della città di Venafro oltre che della Diocesi di Isernia - Venafro. La loro memoria liturgica, al 17 giugno, riveste il grado di solennità nella città ed il grado di festa per l’intera diocesi. I festeggiamenti si protraggono per tre giorni: 16-17-18 giugno, rispettivamente San Marciano,San Nicandro e Santa Daria. Il momento più solenne si ha il 18 giugno, quando vengono portati in processione, per le vie della città, la testa ed il busto argenteo di San Nicandro e le urna di Santa Daria.
Arte e Cultura
Dall’aggregarsi continuo delle case del nucleo urbano emergono oltre 20 chiese di gran pregio architettonico e ricco corredo iconografico, tra le quali spiccano quelle barocche dei Conventi di S. Francesco, di S. Chiara (Vergine e Santi di B. Brunetti, Madonna di F. Peresi), di S. Agostino, oppure ancora la chiesa laicale vanvitelliana del Corpo di Cristo (S. Nicola, scuola di L. Giordano, S. Giuseppe di A. Viso). Su tutte primeggia la chiesa laicale dell’Ave Gratia Plena (L’Annunziata), frutto di trasformazioni di una originaria basilica trecentesca, ricca di decorazioni e opere d’arte di grande valore.
L’architettura civile si caratterizza per una grande quantità di palazzi neoclassici riccamente decorati . Interessanti per le pitture ottocentesche di scuola napoletana sono in particolare i palazzi Del Prete (con decorazioni pompeiane) e Armieri (interamente decorato a tempera da Mario Borgoni). Su tutti gli edifici domina l’imponente Castello Pandone, dalla complicata storia architettonica per la sovrapposizione di strutture che vanno dal periodo romano a quello longobardo, all’angioino, fino alle radicali trasformazioni quattro-cinquecentesche della famiglia Pandone. Singolari le pitture del piano nobile per una sequenza originalissima di 26 cavalli in grandezza naturale realizzati in affresco stiacciato intorno al 1524, nonché il loggiato rinascimentale ed il contemporaneo grande giardino all’italiana
Prodotti Tipici
L’olio di Venafro
La qualità di ulivo la più diffusa è certamente la Liciniana, detta volgarmente Aurina, ma nel territorio di Venafro sono rappresentate un pò tutte le varietà attualmente coltivante nel centro-sud d’Italia, e precisamente: la Spagnola, la Gaetana, la Grossa, la Lucegna o Pallante, la Resciola, la Rotondella, la Tignuola, i Coglioni di Gallo, l’Olivastro breve, l’Olivastrello, la Ghiandaia, la Circelluta, il Gnagnaro, la Bifera o uliva di Sant’Anna.
A queste qualità, tutte dal fusto medioalto, si vanno frammischiando o affiancando impianti nuovi costituiti da alberi mediobassi o a caspugli con chioma a cascata, più facili da cogliere e portanti olive molto più grosse, come la Frantoiana, il Leccio di corno, il Leccino ed il Pendolino
A queste qualità, tutte dal fusto medioalto, si vanno frammischiando o affiancando impianti nuovi costituiti da alberi mediobassi o a caspugli con chioma a cascata, più facili da cogliere e portanti olive molto più grosse, come la Frantoiana, il Leccio di corno, il Leccino ed il Pendolino