Piano Olivicolo Nazionale Città dell’Olio: senza i territori il quadro resta incompleto

Più attenzione ai territori, ai Comuni olivicoli e al valore non solo produttivo dell’olivicoltura italiana. È la richiesta che l’Associazione Nazionale Città dell’Olio (ANCO) rivolge alle istituzioni intervenendo nel dibattito sul Piano Olivicolo Nazionale, recentemente presentato.
ANCO accoglie positivamente gli obiettivi del Piano – incremento della produzione, modernizzazione del comparto e una significativa dotazione finanziaria nel prossimo triennio – ma avverte: senza una visione territoriale strutturata, il Piano rischia di non produrre effetti duraturi. Accanto alle misure produttive, è necessario integrare politiche capaci di tenere insieme competitività, tutela del paesaggio, contrasto all’abbandono degli oliveti e sviluppo delle comunità locali.
“L’olivicoltura italiana non può essere ridotta a una questione di volumi o di mercato” – dichiara Michele Sonnessa, Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio – “Nei nostri territori l’olivo è paesaggio, sicurezza ambientale, identità culturale e presidio delle aree interne. Un Piano Olivicolo efficace deve riconoscere questo valore e coinvolgere pienamente i Comuni, che ogni giorno governano queste realtà.”
Secondo ANCO, il Piano rappresenta un’occasione strategica per il rilancio del settore, ma necessita di correttivi mirati per essere realmente efficace sui territori. In particolare, l’Associazione chiede:
- strumenti specifici per la tutela del paesaggio olivicolo e il contrasto all’abbandono, soprattutto nelle aree collinari e marginali;
- il riconoscimento dell’oleoturismo come leva strutturale di sviluppo territoriale e non come semplice attività promozionale;
- una governance multilivello che coinvolga stabilmente Regioni e Comuni nell’attuazione delle misure;
- l’integrazione degli interventi colpiti sui territori da fitopatogeni con vere politiche di rigenerazione economica e sociale dei territori colpiti;
- maggiore trasparenza sui criteri di allocazione delle risorse, per consentire una programmazione coerente a livello locale.
“Le Città dell’Olio non chiedono privilegi” conclude Sonnessa “ma di essere riconosciute come parte attiva di una strategia nazionale che riguarda non solo il futuro dell’olio italiano ma quello di centinaia di comunità. Senza la presenza attiva dei territori, nessun Piano può dirsi davvero sostenibile nel lungo periodo.”
Le posizioni di ANCO sono state formalizzate in un documento di osservazioni trasmesso alle istituzioni competenti. L’Associazione ribadisce la propria disponibilità a collaborare in modo costruttivo con il Ministero, le Regioni e tutti i soggetti della filiera per migliorare l’efficacia del Piano.