Borgomaro, centro principale della valle del Maro, trae le proprie origini dal più antico abitato posto sulla vetta della collina nell’area del castello. Il borgo divenne dal 1202 feudo dei conti di Ventimiglia, del ramo nobiliare del Maro, fino alla cessione del territorio ai Lascaris di Tenda nel 1455. Nel 1575 fu ceduto ad Emanuele Filiberto di Savoia, soprattutto per la strategica importanza e posizione del borgo nella Valle del Maro. Fu quindi inglobato nel Regno di Sardegna e nel successivo Regno d’Italia nel 1861. La città possiede un impianto urbano che non si ritrova nelle località limitrofe. Il suo tessuto e infatti un preciso reticolato ortogonale, con le case allineate a più ordini sino in riva al torrente, dove, in prossimità del ponte principale, si apre la piazza con la chiesa, dedicata a Sant’Antonio. Essa ospita un polittico di pregevole fattura, opera di Guido da Ranzo, le statue in legno di Sant’Antonio e San Rocco e il pulpito in marmo policromo di stile barocco. Esternamente, su un lato della parrocchiale, si aprono archi e loggiati con colonne in pietra, forse provenienti dal primitivo edificio religioso fondato nel torrente. Diversi palazzi, affacciati sulle contrade e conservanti le antiche strutture, testimoniano ancora oggi la ricchezza di un tempo. I lavatoi pubblici, ancora in funzione, disposti lungo un vicolo e ricavati su un ampio canale che attinge l’acqua direttamente dall’Impero, sembrano interpretare spazialmente l’importante contenuto di comunicazione sociale dell’uso collettivo dell’acqua.

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