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Rubriche / Olio extravergine il più amato

Olio extravergine il più amato

News

  • 16/07/2018
Rubrica

L’85% italiani utilizza prevalentemente l’olio extravergine d’oliva e più della metà lo compra in gdo con un prezzo medio di 6,2 euro al litro. I dati della ricerca Doxa e la posizione di Federolio, Coldiretti e Unaprol. Secondo una recente indagine Doxa l’olio extravergine d’oliva si conferma di gran lunga il più amato dagli italiani. Ad utilizzarlo come preferito è infatti l’85% del campione, sia perché ritenuto il migliore (36%) sia per la sua qualità (27%) ma anche perché fa bene alla salute (18%). I numeri mostrano anche una variabilità nel costo per l’acquisto con il 39% degli italiani che mediamente spende meno di 6 euro al litro, il 48% che spende da 6 a 10 euro ed il restante 13% che va oltre i 10 euro. L’acquisto avviene presso la gdo per quasi la metà del campione (56%) con un prezzo medio di 6,2 euro al litro e una frequenza d’acquisto inferiore al mese. Il 33% lo compra direttamente nel luogo di produzione con un prezzo medio che raggiunge gli 8,4 euro al litro ed acquisti che avvengono un paio di volte l’anno (32%) e una volta l’anno (26%). Nella scelta dell’olio tra le caratteristiche prese in considerazione c’è l’origine e la provenienza italiana delle olive (52%), il rapporto qualità prezzo (39%) ma anche la trasparenza di tutte le fasi produttive (31%) ed una filiera produttiva certificata (23%). Decisamente forte il legame con la produzione gestita da famiglie storiche che è rilevante per un italiano su 6. La motivazione è legata all’esperienza e alla qualità che i marchi legati alle famiglie storiche sono capaci di esprimere, oltre alla capacità di valorizzare il Made in Italy. Tutte questi numeri e tendenze risultano emblematici anche di più ampi andamenti nelle abitudini ed esigenze di consumo da parte degli italiani, che tendono a usare le stesse logiche anche per altri prodotti.

Olio evo: un prodotto da valorizzare

Valorizzare il prodotto nazionale e rilanciare l’olivicoltura italiana e frenare l’utilizzo dell’extravergine come prodotto civetta nella gdo. Questi i due obiettivi principali messi sul tavolo da Federolio, Coldiretti e Unaprol, che hanno deciso di lavorare insieme per dar vita ad un vera rivoluzione del settore. L’intento è quello di offrire al consumatore un prodotto sempre più rispondente alle sue specifiche aspettative e bisogni, le cui caratteristiche distintive siano facilmente riconoscibili e comprensibili nell’ambito dell’offerta dell’extravergine. Secondo Francesco Tabano, presidente di Federolio: “Il primo intervento riguarda una reale segmentazione del prodotto, che all’interno della categoria extravergine presenta oli con caratteristiche molto diverse tra loro e una conseguente forbice di prezzo che varia tra i 4 e 50 euro al litro o più”.

I numeri del settore in Italia

Le aziende olivicole in Italia

In Italia si stima che siano circa 825mila le aziende olivicole con un patrimonio di oltre 350 cultivar differenti, una ricchezza e varietà che non ha uguali al mondo. Purtroppo per le caratteristiche delle aziende (dimensioni troppo piccole o specializzazione olivicola medico bassa) solo il 37% risulta essere competitivo sul mercato.

La produzione italiana di olio d’oliva e la necessità di ricorrere all’import

Il 2017 è stato caratterizzato da una forte ripresa produttiva attestandosi sulle 432.000 tonnellate, in fortissima crescita rispetto alle 182.000 del 2016 ma senza raggiungere le 475.000 del 2015. Confermate le caratteristiche ormai distintive del nostro sistema: la produzione domestica è soggetta ad una fortissima variabilità e tendenzialmente in calo negli ultimi anni, il consumo è stabilmente superiore alla produzione sancendo la non autosufficienza del Paese e la necessità dell’import sia per far fronte alla domanda interna che per permettere l’export.

La produzione nazionale è, infatti, fortemente insufficiente a coprire il fabbisogno interno e quello necessario alle attività di export, pari complessivamente a 1 milione di tonnellate. Se infatti si considera che il consumo interno di oli da olive si attesta intorno alle 600mila tonnellate e che circa 400mila sono le tonnellate di cui le nostre aziende hanno bisogno per quell’attività di export che fa dell’Italia il primo Paese esportatore di olio da olive in confezioni, ben si comprende come sia da sempre strutturalmente indispensabile selezionare anche in mercati esteri l’olio che la produzione nazionale non è in grado di fornire. La produzione è concentrata principalmente al sud con la Puglia che da sola contribuisce con il 51,9% al totale nazionale, seguita da Calabria (13,6%) e Sicilia (11%). Lazio e Toscana raggiungono ciascuna il 4,3%.

Gli Oli di qualità

L’Italia è prima per numero di riconoscimenti in Europa vantando 46 prodotti a denominazione, il 40% del totale. La produzione di olio certificato, non supera però il 2-3% del totale in quantità restando sotto le 10 mila tonnellate.

Il consumo mondiale

La domanda di olio d’oliva a livello globale ha smesso di crescere nel 2012 attestandosi attorno ai 3 milioni di tonnellate rappresentando quindi appena il 4-5% dei consumi mondiali di grassi lasciando quindi un enorme spazio di crescita in particolare in quei paesi dove l’abitudine al consumo è ancora assente.

Import ed export

L’Italia è stabilmente al primo posto tra i paesi importatori (531.000 tonnellate nel 2017) seguita da Stati Uniti (318.000), Spagna (172.000) e Francia (118.000) ed al secondo posto (411.000 tonnellate nel 2017) tra i paesi esportatori dopo la Spagna (1.229.000) e prima del Portogallo (135.000).

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