Il piccolo borgo di Giano dell’Umbria appare ancora oggi ancorato saldamente alla sua terra e accoccolato tra le mura di pietra bianca e rosa, come addormentato ai piedi dei Monti Martani. Da secoli terra di passaggio, luogo di transumanza e di antichi culti, questa catena montuosa venne considerata un confine naturale tra due culture: gli Umbri e gli Etruschi, come dimostrano i tanti ritrovamenti di reperti antichi. L’area dei Martani divenne in epoca romana terra di commercio e luogo di sosta, grazie soprattutto alla realizzazione della Flaminia Vetus, che passava proprio ai piedi di questa catena. La via consolare, rappresentò fin verso il VI sec. d.C una delle arterie più frequentate dell’Italia centrale: collegare Roma ai porti dell’Adriatico e all’Italia del nord. Il castello di Giano, grazie anche alla presenza della Via Flaminia, divenne quindi potente Comune nel Medioevo, e per la sua posizione strategica fu spesso conteso dai più forti Comuni limitrofi di Spoleto, Foligno e Todi ma anche dallo Stato Pontificio. Certamente non risparmiato dalle invasioni dei Goti, Bizantini e Longobardi, il feudo di Giano fece parte della provincia che in epoca medioevale era denominata Normannia e comprendeva un vasto territorio. Importante testimonianza dell’autonomia comunale è la redazione in latino, nel 1536-37, di uno Statuto Comunale, conservato presso la sede municipale., immersivi nel paesaggio e nelle antiche tradizioni del luogo al fine di far riscoprire al turista “di ritorno” le radici storiche.



