Il territorio di Tuili merita di essere visitato perché è unico in Sardegna. Comprende parte dell’altipiano della Giara con la Palude più grande (Pauli Majori) e la punta più alta (Zepparedda – 609 m.s.l.m.). La Giara è ricca di vegetazione, sia bosco che, soprattutto, sottobosco di macchia mediterranea. In essa è sempre possibile osservare i cavallini selvatici al pascolo. Nell’abitato è conservato un bel centro storico, mentre nella Parrocchia di San Pietro Apostolo è custodito il Retablo del Maestro di Castelsardo, un organo diatonico del Mancini, datato 1756 ed un altare in stile barocco del 1800. Il territorio è cosparso di ulivi secolari nel costone ai piedi della Giara. L’abitato mostra l’andamento altimetrico tipico delle località collinari. È possibile notare una netta distinzione tra le dimore abitative: quella del ricco proprietario, la casa a corte, e l’umile casa contadina. La casa padronale, di antica nobiltà spagnola, presenta i caratteri tipici delle strutture della zona, ma con una cura dei particolari finalizzata a esplicitare lo status sociale dell’abitante. Nel paese sono presenti, inoltre, numerosi portali risalenti alla fine del 1800, realizzati da scalpellini locali. Ai portali delle famiglie più agiate, caratterizzati da archi in pietra finemente lavorata, dalla presenza di un portone in legno massiccio e, molto spesso, da un simbolo che indicava la proprietà dell’abitazione o la data di costruzione, si affiancano portali più semplici. Nel centro storico si possono ammirare anche alcuni eleganti edifici in stile neoclassico, come villa Pitzalis, progettata da Gaetano Cima, e villa Asquer. Il centro storico è curato in ogni aspetto, ed è caratterizzato da abitazioni tipicamente contadine in ”ladiri”, mattoni di fango e paglia, con le bellissime ”lollas”: ampi loggiati con pavimento in selciato, ”s’impedrau”. Spiccano due eleganti edifici neoclassici: villa Pitzalis e villa Asquer, che ospita i musei dell’olivo e dell’olio, con immagini d’epoca, racconti e strumenti da lavoro, e quello degli strumenti musicali sardi. Un posto di riguardo è riservato alle launeddas. Il paese sorge attorno alla parrocchia di San Pietro apostolo, costruita in stile gotico-catalano e consacrata nel 1489. Sulla sinistra si eleva il campanile, a pianta quadrata, sormontato da un cupolino, i fianchi sono sorretti da contrafforti e nell’unica navata si affacciano tre cappelle per lato. La chiesa custodisce interessanti arredi marmorei: balaustra del presbiterio, pulpito barocco (1783) e altare maggiore tardo-barocco (1800), in marmo bianco con intarsi e decorazioni a bassorilievi. La prima cappella a destra custodisce dal 1800 l’imponente Retablo del Maestro di Castelsardo (o di san Pietro), detto anche retablo di Tuili, opera considerata tra le massime espressioni artistiche del Rinascimento in Sardegna, di cinque metri e mezzo di altezza per tre e mezzo di larghezza, è stato realizzato tra il 1489 ed il 1500 dal Maestro di Castelsardo su commissione di Giovanni e Violante Santa Cruz, e dal 1893 è stato dichiarato monumento nazionale. Nella parte destra della navata si trovano due cappelle, quella della Madonna del Carmine ove è collocato il Retablo di San Pietro, e quella di San Felice da Cantalice che ospita il Retablo della Pentecoste, di autore ignoto realizzato nel 1534, dichiarato anch’esso monumento nazionale nel 1893. All’interno della Parrocchia è possibile ammirare l’altare marmoreo barocco del diciannovesimo secolo, il settecentesco fonte battesimale sorretto da un angelo e chiuso da un prezioso cancello in ferro battuto, gli affreschi realizzati tra il 1944 e il 1946 nella navata. Conserva inoltre al suo interno un antico organo diatonico del Mancini del 1753. A Tuili, presso la chiesa parrocchiale, ogni anno il 29 giugno, si festeggia il Patrono, nella festa di San Pietro apostolo, con cerimonie religiose e manifestazioni civili. Da vedere anche la chiesa di Sant’Antonio Abate che viene fatta erigere da fra Lorenzo da villa Vincenzio, vescovo di Ales, nel 1582, data di fondazione dell’antico convento dei Frati Minori Osservanti. La chiesa nel tempo viene ampliata anche grazie ai numerosi lasciti di Feudatari di Tuili, devoti al Santo. Costruita in stile rustico sardo con l’austerità dell’Ordine Francescano. Di perfetta pianta a croce latina, la chiesa custodisce al suo interno un prezioso altare ligneo di stile barocco, placcato in oro zecchino, con quattro colonne. Nella nicchia centrale si trova la statua del Santo. La chiesa è circondata da un ampio cortile ed è circondata da un alto muraglione. Anticamente erano presenti le Cumbessias, alcune delle quali sono ancora visibili, che, durante la festa dedicata al Santo, venivano utilizzate come ricovero per i numerosi pellegrini, ed ospitavano un fiorente mercato. Dal 28 al 30 luglio, presso questa chiesa si svolge la festa di Sant’Antonio Abate. Particolarmente suggestiva è la Villa Asquer, palazzo ottocentesco dall’impronta neoclassica costruito nella prima metà dell’800 dall’architetto Gaetano Cima, residenza nobiliare della famiglia Asquer, nobile famiglia feudale di origine ligure. La villa, che si espande su un intero isolato, oltre a dimora nobiliare, è stata anche fulcro dell’attività imprenditoriale della famiglia, guidata dal marchese e medico condotto Gavino Asquer, che ha gestito con successo, attraverso criteri imprenditoriali moderni, l’attività agricola. Il complesso si compone in due zone, quella nobiliare, adibita a Polo Museale, e la zona dedicata al lavoro rurale che si articola in un’ampia corte centrale su cui si affacciano vari ambienti e un’ala posteriore con degli spaziosi loggiati. La zona dei magazzini, dei ricoveri dei mezzi agricoli e delle stalle, grazie ad un importante restauro, oggi si è trasformata in spaziosa ed elegante location per matrimoni, ricevimenti ed eventi. Il Polo Museale ospita il Museo dell’olivo e dell’olio ed il Museo degli strumenti musicali sardi, purtroppo non accessibili. Il Museo dell’olivo e dell’olio è allestito nel piano terra, per illustrare la tradizione dell’olivicoltura attraverso immagini d’epoca e racconti. Innestatori, potatori e raccoglitrici narrano le fatiche di questo millenario lavoro, zappe, picconi, coltelli da innesto, macine e giare, semplici strumenti immutati nel tempo, accompagnano il racconto, dall’Ottocento ai nostri giorni. Si evocano le cure e le attenzioni che gli Asquer prestarono alla produzione olivicola e olearia, in particolare nella persona di Don Gavino Asquer Pes, che, attratto dalle innovazioni, introdusse nella residenza un frantoio moderno e funzionale. Accanto al frantoio ottocentesco sono esposti i più recenti macchinari della seconda metà del novecento. Il Museo degli strumenti musicali sardi è allestito al piano superiore della villa, fulcro della vita familiare. All’interno della collezione, un posto di riguardo è riservato alle launeddas, strumento sardo per eccellenza. Un’ intera parete ne ospita un ricco assortimento, una raccolta non solo da vedere ma soprattutto da sentire, attraverso la diffusione nella sala delle melodie dell’antico strumento in canna, eseguite dal vivo dal maestro Franco Melis. La canna è un materiale ricorrente negli strumenti della collezione poiché il territorio ne offre di ottima qualità, ma il percorso dà spazio anche agli strumenti a percussione, nonché ai fonografi, grammofoni, giradischi e fisarmoniche.

Guarda la gallery