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Rubriche / Ripartire dai luoghi per far rinascere i territori

Ripartire dai luoghi per far rinascere i territori

Il Punto

  • 19/12/2020
Rubrica

In questo momento terribile per il pianeta e l’intera umanità solo i sogni e la speranza ci danno la forza di resistere e non cedere.
Per affrontare e superare la pesante crisi e risalire dal baratro,
andare avanti e cogliere le opportunità servono idee, progetti, programmi.

l’appartenenza, l’identità, la  solidarietà,  la  reciprocità,  il  gioco, la  scuola,  la  cultura  e,  con  essa,
Opportunità che pur ci sono per tracciare  il  nuovo  percorso  di  cui  hanno bisogno i popoli,
oggi umiliati dal denaro,  per  azzerare  le  disuguaglianze, riconciliarsi  con  gli  altri  esseri  viventi
e  vivere  il  rispetto  della  Terra.  L’Italia –  per  le  sue  dimensioni  e  i  caratteri propri  del  suo
territorio,  espressione di  biodiversità,  paesaggi  e  ambienti, storia e cultura, antiche tradizioni,
eccellenze enogastronomiche – ha tutto quello che serve per cambiare strada.

È  la  grande  occasione  per  avviare  e affermare  un  nuovo  tipo  di  sviluppo che ridà all’agricoltura   la   centralità persa  in  questi  ultimi  cinquant’anni.
Il   periodo   segnato,   col   passaggio nelle   mani   della  finanza   (banche  e multinazionali), dalla fine della politica e,  così,  caratterizzato  da  un  sistema predatorio  e  distruttivo  qual  è  stato ed   è   tuttora   il   neoliberismo. Serve ricordare, a sostegno di queste affermazioni,  la  pesante  crisi,  strutturale, dell’agricoltura nel 2004 –un segnale non  percepito  dal  sistema   che,  tre anni  dopo,  ha  aperto  la  grande  crisi del 2007/8, quella cheha fatto intravedere  il  baratro  per  farci  poi  cadere, col  Covid,  tutti  dentro  a  vivere  la paura;  contare  i  morti  e  allargare  ancor più la forbice della disuguaglianza, coi ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre  più  poveri.  A  dettar  legge  la regola della distanza, come per voler azzerare i valori fondamentali,  quali  il lavoro, le piccole attività, il dialogo, la convivialità, la possibilità  d’allevare  e  aver  cura  del sogno, quello del domani. Non a caso a uscire vincenti,
e ancora più forti, da una  situazione  tragica  davvero  difficile,  sono,  per  ora,  le  multinazionali, le   banche,   la   grande   distribuzione e,   purtroppo,   le   criminalità   organizzate. Serve   anche   sottolineare   che il  Covid  ha  mostrato  da  subito  la priorità della salute e il ruolo primario della sanità a carattere pubblico; l’importanza del cibo, l’energia vitale per noi  e  gli  animali, e,  durante  il  tempo intercorso  da  marzo  a  oggi,  ha  fatto registrare   un   ulteriore   allargamento della    forbice    delle    disuguaglianze; ascoltare il lamento, sempre più forte, del clima malato e l’urlo della natura. Ha   fatto   anche   prendere   atto   della fine di una normalità, che solo il sistema, sulla spinta della fame di denaro  una visione della realtà che non ha il  senso  del  limite,  del finito,  continua a. sostenere.  A  dimostrazione  che  il neoliberismo  non  ha  alcuna  voglia  di cambiare,  di  fermarsi  o  anche  solo di  rallentare,  ma  d’andare  avanti  sulla  strada  che  gli  dà  la  possibilità  di continuare a depredare e distruggere tutto  quel  che  resta  di  questo  nostro pianeta,  il  solo  che  abbiamo.
Ha  approfittato  del  Covid  per  seminare paura,  angoscia  e,  grazie  ai  suoi  potenti  mezzi  eai  fedeli  servitori,  farci sentire,   con i   nostri  comportamenti, i colpevoli della ripresa della pandemia con l’avvio dell’autunno.
Che fare?
La risposta  più  immediata,  la  più  facile, è fare, nel tempo più breve possibile, l’opposto  esatto di  quello  che  finora il  sistema  ha  prodotto,  sapendo  che esso è la causa vera che ha aperto le porte al Covid-19. Farlo subito per lasciarsi alle spalle il tempo che stiamo vivendo e dare spazio ai sogni e alla voglia di un nuovo domani.  C’è bisogno di  far  rinascere  i  territori,  tesori  unici, straordinari  di  questo  nostro  stupendo  Paese per  salvaguardarli,  tutelarli, promuoverli e valorizzarli. Ciò è possibile solo se si riparte dai luoghi e si dà ad  essi  la  possibilità  di  farli  ritornare  a rendere fruibili le risorse e i valori che  esprimono, quali  storia,  cultura, ospitalità,    tradizioni,    ruralità,    biodiversità,   cibo,   acqua,   aria, ambienti, paesaggi  e,  anche  e  soprattutto,  la cognizione  e  il  buon  uso  del  tempo.
I  luoghi  –  soprattutto  quelli  delle  aree interne, i più segnati   dall’abbandono – per rilanciare e far crescere le iniziative,  le  attività  e,  con  esse,  rimettere al  centro  il  lavoro,  l’occupazione  e, come d’incanto, ridar vita alla fiducia, alla speranza, che sempre dà il lavoro,  soprattutto se stabile e non più precario o temporaneo. Far rinascere i luoghi e i loro territori, a partire da quella che è sempre stata – e oggi lo è più di sempre – l’attività primaria, l’agricoltura,  che  è  tale  solo  se  l’uomo,  e  non la macchina, è protagonista.
L’attività che,   solo   se   biologica   o   organica, alimenta  il  suolo  e  non  distrugge  la vita che esso anima, risana il clima e non lo ammala. L’agricoltura per riaffermare  la  sua  centralità,  cioè  perno. che  fa  girare  la  ruota,  l’economia  e, così,   procedere   col   passo   imposto dalla natura che, come si sa, ha i suoi tempi,  quelli  propri  del  domani.  Quel domani che, come non mai, ha bisogno di cibo e salute, cultura e gioco, sobrietà  e  bontà,  aria  pulita  e  acqua potabile,  abbracci e  strette  di  mano, sogni  e  un  Pil  che  misura  il  prodotto lordo, quello, però, che fa riferimento alla felicità.

Pasquale Di Lena – ideatore e promotore delle Città dell’Olio

ARTICOLO PUBBLICATO SU OINOS – VIVEREDIVINO

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