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Rubriche / L’Olio dei Colli di Bologna è IGP: l’Emilia-Romagna  rafforza la sua identità olivicola

L’Olio dei Colli di Bologna è IGP: l’Emilia-Romagna  rafforza la sua identità olivicola

News

  • 17/09/2026
Rubrica
Con il nuovo riconoscimento l’Italia raggiunge 51 Dop e Igp dell’olio extra vergine di oliva.

L’Olio dei Colli di Bologna è ufficialmente IGP (Indicazione Geografica Protetta). Un riconoscimento che porta a 51 le denominazioni DOP e IGP italiane dell’olio extra vergine di oliva (42 DOP e 9 IGP) e che rappresenta un nuovo tassello nel percorso di valorizzazione dell’olivicoltura emiliano-romagnola. Con l’IGP Colli di Bologna, infatti, salgono a 46 le denominazioni DOP e IGP dell’Emilia-Romagna nel comparto cibo, 19 DOP e 27 IGP. Un patrimonio che, secondo il Rapporto Ismea-Qualivita 2025, contribuisce a una DOP economy regionale del valore complessivo di 3,99 miliardi di euro.

Ma il dato più significativo, oltre i numeri, è ciò che questa nuova denominazione porta con sé: il riconoscimento di un territorio e di una storia olivicola che negli anni non è mai stata del tutto interrotta. Dietro una sigla ci sono una fascia collinare, un microclima, varietà che appartengono a questi luoghi e famiglie che hanno continuato a prendersi cura degli olivi, a potare e raccogliere anche quando coltivare non era necessariamente la scelta più conveniente. L’IGP riconosce quindi non soltanto le caratteristiche di un prodotto, ma il legame profondo tra quell’olio e il territorio nel quale nasce.

La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna comprende i territori della Città metropolitana di Bologna a sud della Via Emilia, un’area nella quale le caratteristiche del paesaggio contribuiscono in maniera determinante alla sua identità. Qui le formazioni gessose oggi comprese nel sito UNESCO “Carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino Settentrionale” disegnano un ambiente particolare, nel quale agricoltura, natura e paesaggio si intrecciano. Anche il patrimonio varietale racconta questo legame: accanto a cultivar come Correggiolo e Frantoio, sono ammesse varietà autoctone bolognesi come Farneto, Montebudello, Montecapra e Oliveto, oltre alla Nostrana di Brisighella, che crea un ideale collegamento con un altro territorio storico dell’olio emiliano-romagnolo e con la DOP Brisighella.

In questo territorio la rete delle Città dell’Olio è già presente e radicata. Castel San Pietro Terme, Imola, San Lazzaro di Savena e Zola Predosa sono infatti Città dell’Olio, Comuni che da tempo hanno scelto di stare dentro una rete nazionale capace di tenere insieme olio, paesaggio, identità e comunità. Insieme alla CCIAA dell’Emilia, Montegridolfo e Brisighella, socia storica e territorio della DOP omonima, raccontano un’Emilia-Romagna dell’olio che non è un’eccezione, ma un sistema fatto di esperienze, territori e comunità che possono ora trovare nella nuova IGP un ulteriore elemento di riconoscibilità.

“Una DOP o una IGP non è un’etichetta in più su una bottiglia: è il riconoscimento pubblico che un olio non si può fare altrove”, sottolinea Michele Sonnessa, Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. “Noi siamo l’origine — e l’origine sono i territori, i Comuni, le comunità che li abitano. Per questo i sindaci non possono considerarsi spettatori di un riconoscimento che porta il nome delle loro colline: hanno un ruolo nel proteggere quel paesaggio dall’abbandono, nel sostenere chi lo coltiva, nel trasformare una certificazione in occasione di conoscenza, di educazione al gusto, di turismo dell’olio”. Sonnessa rivolge quindi le congratulazioni ai produttori della Rete Olio EVO Colli di Bologna e alle istituzioni che hanno accompagnato il percorso di riconoscimento, guardando già alla fase successiva: “Ai Comuni di quell’areale diciamo: ora c’è una comunità dell’olio da costruire”.

È proprio questo, infatti, il passaggio che la nuova denominazione rende possibile: trasformare il riconoscimento europeo in uno strumento di valorizzazione che vada oltre la filiera e coinvolga l’intero territorio. La tutela delle colline, il contrasto all’abbandono, la valorizzazione agricola, il turismo e l’educazione al gusto possono diventare parti di una stessa strategia, nella quale l’olio non sia soltanto un prodotto da commercializzare, ma anche un modo per raccontare e far conoscere i luoghi in cui viene prodotto.

Una prospettiva particolarmente significativa per Imola e per la rete regionale delle Città dell’Olio, come evidenzia Pierangelo Raffini, Coordinatore regionale Città dell’Olio Emilia-Romagna e Assessore del Comune di Imola: “Con la DOP Brisighella e ora l’IGP Colli di Bologna l’Emilia-Romagna ha due denominazioni che raccontano due paesaggi complementari. Imola sta nel mezzo, e sa che qui l’olivo è tornato a essere una scelta agronomica, non un ricordo di famiglia”. Per Raffini, il riconoscimento deve ora tradursi in un impegno quotidiano della rete regionale: “Il compito delle Città dell’Olio adesso è evitare che il riconoscimento resti chiuso nella filiera: presidio delle colline, contrasto all’abbandono, olio dentro le politiche turistiche e nelle scuole. Una denominazione vive se il territorio se ne prende cura tutti i giorni, non solo il giorno dell’annuncio”.

L’IGP Colli di Bologna diventa così un nuovo punto di riferimento per un’Emilia-Romagna che attraverso l’olio racconta paesaggi diversi ma legati da una stessa cultura. Da Brisighella alle colline bolognesi, l’olivicoltura regionale trova nuove forme di riconoscimento e, insieme, una responsabilità condivisa: mantenere vivo il rapporto tra agricoltura, paesaggio e comunità.

Perché una DOP o una IGP non certifica soltanto un prodotto. Riconosce un luogo, le sue caratteristiche e il lavoro di chi, generazione dopo generazione, ha continuato a prendersene cura. E l’IGP Olio dei Colli di Bologna rappresenta oggi proprio questo: il riconoscimento di un territorio che ha scelto di continuare a coltivare il proprio paesaggio e di trasformare quella storia in una nuova occasione per il futuro.

ph Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste

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