Vai al contenuto
  • Associazione
    associazione
    • Chi siamo
    • Come aderire
    • Protocolli d’Intesa
    • Città di Identità
    • Trasparenza
    • Chi siamo
    • Come aderire
    • Protocolli d’Intesa
    • Città di Identità
    • Trasparenza
  • città dell'olio
  • COMUNITÀ DELL’OLIO
  • PROGETTi
    PROGETTi
    • Turismo dell’Olio
    • Salute, Benessere e Sport
    • Patrimonio, Paesaggio e Biodiversità
    • Educazione e Formazione
    • Area Bandi, Progettazione & Relazioni Internazionali
    • Fiere ed Eventi
    • Progetti editoriali
    • Turismo dell’Olio
    • Salute, Benessere e Sport
    • Patrimonio, Paesaggio e Biodiversità
    • Educazione e Formazione
    • Area Bandi, Progettazione & Relazioni Internazionali
    • Fiere ed Eventi
    • Progetti editoriali
  • News
  • Comunicazione
    comunicazione
    • Comunicazione
    • Comunicati Stampa
    • Rassegna Stampa
    • Comunicazione
    • Comunicati Stampa
    • Rassegna Stampa
  • contatti
area soci
+39 0577 329109
info@cittadellolio.it
Facebook Instagram Youtube Linkedin X-twitter
Rubriche / Il Covid ci ha allertato su cibo e salute: per ripartire bisogna cominciare da qui

Il Covid ci ha allertato su cibo e salute: per ripartire bisogna cominciare da qui

Il Punto

  • 25/03/2021
Rubrica

C’è l’urgente bisogno di una programmazione che parte dal territorio e dall’attività che più lo caratterizza, l’agricoltura, per quello che già dà e per quello che ancor più può dare. La pandemia continua a dirci che è urgente rivedere il modello di sviluppo a impronta neoliberista, il sistema che ha dimostrato di saper solo depauperare e distruggere tutto quello che il pianeta ha. In pratica la natura, ponendo l’uomo, sotto la spinta del dio denaro, in una posizione di contrapposizione con gli altri esseri, vegetali e animali, e il territorio stesso. Si ha sempre più la consapevolezza che dal rapporto tra l’uomo e la natura dipende – il Covid-19 l’ha già dimostrato ampiamente e continua a farlo – non solo la salute ma la sopravvivenza stessa della specie. Non c’è da pensare che si possa tornale alla normalità dopo tutto quello che l’umanità intera ha passato e continua a passare, ma solo di mettere in atto le tante idee innovative nei diversi campi (economia, scienza, istruzione, cultura, ambiente, turismo ed altro) per progettare, programmare, costruire una normalità diversa, nuova, che rimette al centro i valori e non il denaro. Serve agire subito, non aspettare la fine della tempesta quando la pandemia resta un lontano ricordo e, così, torna la voglia di riprendere la strada della normalità che l’ha generata. Serve un diverso tipo di sviluppo , e, soprattutto, ridare ad esso l’anima che il dio denaro ha pensato di mettere da parte per non avere ostacoli lungo il percorso dell’accaparramento di tutto, soprattutto di territori e dei valori e delle risorse da questi espressi, nella gran parte beni naturali. Un’anima, dicevo, che è sempre stata, è, e resterà – nella sua accezione più ampia di allevamenti, forestazione, prati/pascoli – l’agricoltura. Per uscire dalle crisi prodotte da uno sviluppo sbagliato, non ultima quella che è in atto con la pandemia, tutte frutto di una cultura che non prevede il senso del limite e del finito, c’è bisogno di una visione diversa dello sviluppo stesso. La visione di una ruota con il suo cerchio e i suoi raggi, che ha, diversamente da quello attuale, l’asse intorno al quale girare, appunto l’agricoltura, anima, come prima scrivevo, ma anche, cuore che raccoglie e sopporta i tanti raggi, ognuno incastrato nel cerchio, il pezzo rappresentativo del territorio. Il bene comune primario, anche’esso sfasciato dall’attuale tipo di sviluppo, che l’ha trasformato in merce, e, come tale, prodotto che diventa denaro, spesso virtuale. Altro pezzo fondamentale. Il cerchio/territorio, da rimettere in sesto perché la ruota possa davvero girare e girare nella direzione giusta, quella, come prima veniva detto, di uno sviluppo diverso da quello attuale. C’è da pensare e credere che Il sistema – visti i suoi comportamenti che hanno caratterizzato questi ultimi 50anni – non sa cos’è la ruota e, se lo sa, non ne conosce le parti che la compongono, non a caso le sfascia volendo farla girare per forza. Lo dimostra il fatto che, dopo ogni crisi, insiste a percorrere la stessa strada. Lo ha fatto dopo quella strutturale dell’agricoltura, registrata nel 2004; quella del 2007/8, che ha riguardato l’intera economia, e, da un anno, la crisi che stiamo vivendo, generata dal Covid-19, solo l’ultimo dei tanti messaggi che la natura ha inviato all’umanità. Eppure riportare al centro l’agricoltura e considerare, grazie ai raggi della ruota, il suo rapporto stretto con il territorio, vuol dire programmare il futuro del Paese, salvare i tesori rimasti! Ovverosia porre la giusta attenzione a un patrimonio enorme di valori e di risorse, quali la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le tradizioni; dare nuove opportunità all’artigianato; animare il commercio e le esportazioni; promuovere il turismo; raccogliere altri successi negli scambi di prodotti con gli altri paesi del mondo. Vuol dire, anche, rilanciare l’occupazione e, con essa, assicurare un futuro nel nostro Paese alle nuove generazioni, quel futuro che, con l’attuale situazione, le previsioni indicano pieno di nubi e di incertezze causa la provvisorietà e lo spreco di valori e di risorse. Tutta colpa di uno sviluppo male programmato, che non ha in sé la capacità di rigenerare le risorse e meno che mai di arricchire i valori che la natura ci ha messo a disposizione. Sta qui l’urgente bisogno di una programmazione che parte dal territorio e dall’attività che più lo caratterizza, l’agricoltura, per quello che già dà e, soprattutto, per quello che ancor più può dare. Un’agricoltura che sceglie – con la presidente dell’Ue, Ursula Von der Leyen – il biologico e la sostenibilità; ripropone le rotazioni, e, con esse, torna a considerare il tempo e le stagioni; riavvia e riscopre l’antico rapporto che l’uomo ha sempre avuto con le piante e gli animali, venuto meno, purtroppo, con la diffusione delle colture e degli allevamenti superintensivi, che sono tanta parte della perdita di biodiversità e del clima malato, nel nostro Paese e nel mondo. Un’agricoltura biologica, naturale, organica, che si avvale delle nuove tecnologie e delle innovazioni per produrre cibi di qualità; aiutare il clima a stare meglio con la captazione da parte del terreno, ben curato e ben alimentato, della CO2, e, in cambio, l’invio di ossigeno nell’atmosfera; ripristinare un rapporto solido con la natura, ancor più di un tempo; rilanciare la biodiversità e, con essa, arricchire l’offerta con la diversità dei caratteri organolettici di un prodotto oltre che con la qualità, che ha nel territorio l’origine. Il Covid-19, con le tante paure, ci ha subito allarmati su due cose, il cibo e la salute. Due necessità strettamente legate alla vita, alla sopravvivenza nostra, e non solo, anche degli altri esseri viventi, piante e animali. Il cibo è l’espressione della filiera agroalimentare che, oggi, si presenta la prima ricchezza del Paese e, non solo, fonte di nuova ricchezza e, sempre più, l’immagine che più e meglio lo racconta, grazie alla bontà dei territori e della biodiversità e grazie, anche, al successo della Dieta Mediterranea, sempre più sul gradino più alto nella classifica dei costumi alimentari di 60 popolazioni sparse sul pianeta. Il Made in Italy ha mostrato, soprattutto in questa fase della pandemia, che sa prendere per la gola il consumatore. Il cibo – va detto ai legislatori che danno nuove possibilità di furto di terreno a chi installa giganteschi pali eolici e pannelli solari a terra – è l’energia rinnovabile primaria proprio perché è la sola legata alla vita, e, quale atto agricolo, è strettamente legato al clima, il problema dei problemi, quello che causa morti che non piangiamo e non ricordiamo. Il cibo è un atto agricolo a significare il valore strategico dell’agricoltura, se – nei programmi dei governi, delle forze politiche e sindacali, del mondo della cultura – torna ad essere il settore primario, centrale per lo sviluppo. Il governo Draghi, che si è appena insediato, non l’ha fatto, visto che, come i precedenti (tanti), si è solo preoccupato della nomina del Ministro dell’Agricoltura e dei sottosegretari, a dimostrare che il percorso scelto non è cambiato, è quello già tracciato dal sistema. A questo punto non resta che augurare ai nominati l’augurio di buon lavoro e sperare che siano loro a dare quei segnali nuovi di cui ha forte bisogno l’agricoltura italiana e la sua filiera del cibo che, chi ben sa, è tanta salute.

Pasquale Di Lena – ideatore e promotore delle Città dell’Olio

Ultime Notizie

News

L’Olio dei Colli di Bologna è IGP: l’Emilia-Romagna  rafforza la sua identità olivicola

Andar per frantoi

Raiano celebra l’olio nuovo con “Andar per Frantoi e Mercatini”

Andar per frantoi

Imola celebra olio e vino con un doppio appuntamento da non perdere

Sei un giornalista?

Consulta i comunicati ufficiali, scarica i materiali, immagini e rassegna stampa. Tutte le informazioni utili per media, giornalisti e stakeholder in un unico spazio.

Accedi all’Area Comunicazione

Contatti

Villa Parigini Strada di Basciano, 22
53035 Monteriggioni (SI)
Tel. +39  0577 329109
info@cittadellolio.it

Informazioni legali

Associazione Nazionale Città dell’Olio
cittadellolio@pec.it
P.IVA IT00883360703

Privacy Policy Cookie Policy
Facebook Instagram Youtube Linkedin X-twitter

© 2026 Associazione Città dell’Olio | P.I. P.Iva 00883360703 | Privacy Policy

Designed and developed by AWAK STUDIO
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}