Paesaggi Olivetati Riconosciuti

Oliveti Terrazzati di Vallecorsa (FR)

Gli oliveti terrazzati di Vallecorsa definiscono un paesaggio rurale di interesse storico tra i più suggestivi della regione Lazio. L’area oggetto della candidatura si colloca nell’antica Castrum Valis Cursae, alle pendici sud-occidentali dei Monti Ausoni. I blocchi calcarei che definiscono questa valle, fortemente modellati da fenomeni carsici, sono stati scolpiti dall’uomo, nei secoli, assecondando un’orografia che Fernand Braudel definirebbe ‘spietata’, integrando la base naturale con una lunga estensione di terrazzamenti, che definisce oggi un paesaggio di pietra verticale con elevate caratteristiche di significatività e persistenza storica. L’intera valle presenta una elevata densità di terrazzamenti che si estendono tra i 300 e i 700 m.s.l.m., su entrambi i versanti. Le pendenze sono spesso estreme e danno vita ad un paesaggio con spiccati caratteri di eccezionalità. A Vallecorsa i muri a secco prendono il nome particolare di “macère” e racchiudono molteplici funzioni: sorreggono la terra degli ulivi, dando stabilità e suolo fertile, proteggono i campi dall’erosione e dagli incendi, forniscono acqua tramite la condensa notturna e garantiscono una temperatura costante alle coltivazioni.

Terra fertile strappata alla roccia, acqua rubata alle piogge e canalizzata in un sistema diffuso di captazione e raccolta, grazie alla preziosa rete di acquidocci e cisterne. Sono certamente due le caratteristiche più influenti di questo paesaggio: l’abbondanza della pietra e la scarsità di acqua. Alberto Moravia, attraverso gli occhi della Ciociara, descrive questo paesaggio rurale storico condensandone tutti i tratti salienti e distintivi. Innanzitutto vi è un dato morfologico e psicologico-ambientale fondamentale: la percezione di stare andando in montagna. In realta si tratta per lo più di un territorio di alta collina-bassa montagna che l’asperità e la morfologia di valle profondamente incisa tra versanti ripidi, la collocazione di “gola solitaria”, trasfigura al punto tale per cui i suoi abitanti si percepiscono montanari: ai tempi di Cesira come oggi (cfr. percezione sociale). Moravia descrive inoltre il dato climatico, di un’aridità immanente (anche se si tratta di un’aridità dovuta alla natura carsica del substrato litoide piuttosto che al regime termo pluviometrico) che induce a descrivere i passaturi (nome vernacolare della viabilità rurale) come “letti prosciugati di torrenti”. La vegetazione di “macchia”, è convertita dal lavoro contadino in “coltivazioni”; la pietra carbonatica si manifesta in “massi erratici”, in “sassaie” e in “sentieri sassosi” ed è all’origine di tutto. Se “la cultura è lo strumento, l’ambiente naturale è il mezzo, il paesaggio culturale è il risultato” (Sauer, 1923) a Vallecorsa la pietra carbonatica è il substrato ambientale limitante, la causa di quella che oggi chiameremmo ecopovertà (Wang et al. 2004)1 idrica, ma anche il mezzo costruttivo per il tramite del quale la cultura ha mirabilmente cambiato di segno ai dati stessi del problema, trasformando il limite in un’opportunità; a mezzo di un’operazione sovversiva che ha come esito il paesaggio culturale del quale si propone la candidatura.

Mentre gli uomini erigevano i manufatti in pietra le donne riempivano le terrazze di terra fertile che caricavano dal fondovalle in panieri portati sulla testa, la memoria di questo sforzo condiviso, partecipato, del lavoro e delle fatiche spese per addomesticare un lembo di terra così ostile, della sfida vinta contro il carsismo e la gravità, è vivida nella popolazione, anche perché l’operazione doveva essere costantemente ripetuta ad ogni intervento di manutenzione. Tutto ciò contribuisce ad aumentare il valore identitario degli oliveti terrazzati di Vallecorsa, che vegetano sui versanti scoscesi dei monti Ausoni in larga parte integri e solo in minima parte abbandonati malgrado l’attività agraria sia, anche qui come ovunque in Italia, poco remunerativa e assolutamente insufficiente a giustificare l’ostinata cura di un paesaggio agrario difficile e fragile, la cui resilienza è spiegabile solo a mezzo di una sincera ed orgogliosa affezione da parte della popolazione. Contadini (membri della cooperativa e non) ed amministrazione comunale sono, infatti, animati dalla grande la volontà di non perdere un paesaggio che è ampiamente riconosciuto nel suo valore di documento e monumento di un’agricoltura storica ed eroica e nelle sue potenzialità di risorsa economica, ecologica e culturale per lo sviluppo futuro.

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Parco Storico di Venafro (IS)

Le motivazioni per l’inserimento dell’area olivicola storica di Venafro nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici sono da ricercarsi nella persistenza storica dell’olivicoltura tradizionale, che ha plasmato non solo il paesaggio locale da secoli, ma anche le tradizioni e l’identità degli abitanti. I tratti distintivi dell’olivicoltura locale si manifestano nell’elevato numero di olivi monumentali, nei terrazzamenti in pietra a secco in ottimo stato di conservazione, nella particolare varietà coltivata e nella diffusa consociazione tradizionale con il pascolo all’interno degli oliveti. Il valore di questo paesaggio rurale viene accresciuto dal suggestivo contesto ambientale, caratterizzato dalle pareti verticali e dalle creste dei Monti Sammucro, Corno e Santa Croce. La storicità dell’olivicoltura di Venafro è attestata a partire dai tempi dei romani, e l’olio prodotto era infatti apprezzato e citato in diverse opere dei classici latini (Agnoletti 2010; Di Schino et al. 2016).

Oggi l’olivicoltura di Venafro non rappresenta un relitto storico, ma è il centro delle attività agricole del luogo. L’area candidata copre il versante montuoso ad ovest dell’abitato e presenta moltissimi terrazzamenti in pietra a secco, che oltre a conferire ulteriori elementi di interesse al paesaggio storico contribuiscono alla stabilità dei versanti, riducendo i rischi di erosione. In questa area il livello di integrità è particolarmente elevato, non solo per quanto riguarda gli aspetti visivi del paesaggio olivicolo, ma anche per la continuazione delle pratiche tradizionali legate all’olivicoltura. Le operazioni di raccolta e di potatura sono svolte in modo tradizionale, seguendo le conoscenze tramandate di generazione in generazione. Ancora oggi è largamente praticato il pascolo ovino negli oliveti, pratica tradizionale che allo stesso tempo garantisce un’alimentazione sana per gli animali, la concimazione e il controllo degli infestanti negli oliveti e la produzione di prodotti caseari di alta qualità.

Oggi l’olio è certificato dalla DOP Molise (Decreto Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali n. 65192/2003 in applicazione del Reg. CEE 2081/92). Nel territorio di Venafro sono certificate anche le produzioni di Mozzarella di Bufala Campana DOP, Ricotta di Bufala Campana DOP e Caciocavallo Silano DOP, a testimonianza dello stretto rapporto tra olivicoltura e pastorizia. L’olivicoltura di Venafro è particolarmente importante anche perché si basa su una cultivar locale, chiamata Liciniana (o Aurina). Si tramanda infatti che l’olivo sia stato introdotto a Venafro da un colono, di nome Licinio, da cui il nome della cultivar locale (Agnoletti 2010).

In questo contesto, con Legge Regionale 30/2008, è stato istituito il Parco Regionale Agricolo Storico dell’Olivo di Venafro, le cui finalità comprendono: salvaguardare gli esemplari monumentali di olivo, incoraggiare la coltivazione dell’olivo di Venafro quale elemento identitario, valorizzare e promuovere l’olio prodotto nell’area e salvaguardare il patrimonio genetico dell’olivo di Venafro promuovendo la diffusione delle cultivar locali. Consideriamo la possibile iscrizione nel registro dei paesaggi storici una iniziativa estremamente importante, in grado di favorire un’opera di valorizzazione del paesaggio rurale locale, in grado di contribuire allo sviluppo rurale dell’area.

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Fascia Olivetata Pedemontana di Assisi-Spoleto (Trevi, Assisi, Spoleto, Spello, Foligno, Campello sul Clitunno) (PG)

 

La fascia pedemontana appenninica da Assisi a Spoleto è tra le principali aree olivicole della regione Umbria. Nei comuni della fascia Assisi-Spoleto (Assisi, Spello, Trevi, Foligno, Campello sul Clitunno, Spoleto) sono coltivate circa un milione e duecentoquarantamila piante di olivo, che rappresentano circa il 23% del totale coltivato in Umbria. La coltivazione è concentrata nella fascia compresa tra 200 e 500 metri di altitudine, con punte fino a 600 metri. In tale fascia si hanno condizioni termiche e di umidità atmosferica più favorevoli, rispetto alle aree superiori ed inferiori, con conseguente riduzione dell’incidenza di danni da freddo a seguito di gelate che, purtroppo, periodicamente si verificano in Umbria.

Le motivazioni della richiesta di iscrizione del paesaggio olivicolo della dorsale Assisi-Spoleto, trovano giustificazione nel fatto che l’olivicoltura praticata localmente conserva le caratteristiche storiche, sia come disposizioni degli impianti, sia come sistemazioni-idraulico agrarie. In generale, tutta la dorsale presenta un paesaggio di elevata significatività, i cui caratteri principali sono: gli olivi con le sistemazioni di versante nella fascia altitudinale intermedia, i seminativi bordati da querce monumentali nella parte prospiciente la pianura, i boschi a prevalenza di querce sulla sommità dei rilievi. Inoltre, l’olivo in Umbria occupa da sempre, un posto di rilievo nella cultura e nelle tradizioni. Gli oliveti antichi portano testimonianza di un intenso rapporto uomo-territorio dai tempi dell’Impero romano, esempi sono l’olivo monumentale di Sant’Emiliano a Bovara di Trevi e un oliveto in località Paradiso di Pianciano (Spoleto). Come affermava Desplanques questa dorsale presenta “olivi posti su terrazze (…) a testimonianza di un antico paesaggio”. L’olio, è elemento fondamentale di molte celebrazioni religiose ed accompagna l’uomo dal battesimo alle cerimonie funebri. La gran parte degli oliveti è di tipo tradizionale: sesti di impianto irregolari, piante monumentali con tronchi irregolari e spesso policauli a vaso cespugliato. Sono inoltre presenti moltissime sistemazioni agrarie di versante, come terrazzamenti o lunette in pietra a secco o ciglionamenti in terra, che si alternano a seconda delle caratteristiche morfologiche locali. L’olivicoltura locale, infine, non è stata particolarmente colpita dai fenomeni che in molte altre zone ne hanno compromesso le caratteristiche tradizionali. L’abbandono è limitato, e si localizza solo nelle aree marginali, così che oggi tutto il versante che da Assisi raggiunge Spoleto presenta un unicuum paesaggistico. Anche l’intensivizzazione è limitata: gli impianti intensivi sono molto pochi, mentre i sesti di impianto tradizionale sono rispettati quasi ovunque. L’altitudine e la buona esposizione della maggior parte degli oliveti rendono le piante non particolarmente suscettibili alle avversità biotiche. Ciò è molto importante, in quanto contribuisce all’ottenimento di un prodotto genuino e salubre. L’olio, grazie alle condizioni ambientali caratteristiche della fascia Assisi-Spoleto che, oltre ad esaltare gli attributi positivi del prodotto, riducono al minimo l’incidenza di attacchi di parassiti che possono danneggiare la qualità (es. mosca olearia) e alle varietà coltivate, in particolare il Moraiolo, raggiunge livelli qualitativi molto elevati, di grande pregio. Ciò è anche alla base della richiesta ed ottenimento della Denominazione di Origine Protetta dell’olio extravergine “Umbria”, che prevede cinque sottozone di produzione, tra cui quella dei “Colli Assisi-Spoleto”. Anche l’aspetto insediativo giustifica l’iscrizione dell’area, in quanto l’urbanizzazione è molto limitata, soprattutto quella di tipo sparso, mentre le costruzioni rurali conservano le caratteristiche di storicità. Oltre ai centri più importanti è presente una rete minuta e puntiforme di castelli, ville ed altri edifici rurali. I primi edifici ad essere stati costruiti fuori dal centro abitato furono le torri colombaie, importanti per la produzione del concime “palombino”. Accanto a queste furono realizzate strutture atte a trasformare il prodotto, i mulini, le cui macine furono azionate dalla forza animale e sistemate nel piano terra. In collina furono costruiti degli edifici strettamente funzionali alla coltivazione degli uliveti, comunemente chiamati “chiuse”. Una testimonianza storica rilevante è infine rappresentata dai tracciati della antica via consolare Flaminia. È presente il “sentiero degli ulivi”, che accosta l’interesse paesaggistico a quello storico: è infatti il percorso che San Francesco affrontò nel 1218 per recarsi da Assisi a Monteluco. L’iscrizione nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici potrebbe contribuire a valorizzare il patrimonio culturale legato al paesaggio rurale e contribuire ad un modello di sviluppo sostenibile in cui le risorse paesaggistiche svolgono un ruolo centrale dal punto di vista sociale, economico ed ambientale.

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 Paesaggio Policolturale di Trequanda (SI)

 

L’area del paesaggio storico di Trequanda, in provincia di Siena, è situata al confine tra la Val d’Orcia e le Crete Senesi e presenta ancora oggi molti degli elementi significativi del suo paesaggio policolturale  legato alla mezzadria. Il centro storico è tutto raccolto attorno a quelli che sono i suoi edifici di maggior rilievo: il Castello Cacciaconti, dall’imponente torre cilindrica, e la chiesa dei Santi Pietro e Andrea, che domina l’intera piazza. Questa chiesa, in puro stile romanico trecentesco, presenta una facciata a conci bianchi e neri, che raggiunge un effetto cromatico abbastanza insolito in questa zona; all’interno, oltre ad una Trasfigurazione in affresco del Sodoma, è possibile ammirare uno straordinario polittico quattrocentesco di Giovanni di Paolo e una terracotta policroma attribuita al Sansovino. Il piccolo borgo medievale sorge inalterato su un colle da cui sgorga il fiume Asso, completamente circondato da boschi a dominanza di querce, vigne, seminativi nudi o arborati e oliveti. Quest’ultimi sono caratterizzati dalla presenza di individui monumentali e sono spesso contraddistinti, nei terreni a maggior pendenza, dalla presenza di terrazzamenti con muri a secco, realizzati con pietra locale.  Su ogni terrazza sono disposte generalmente una o due file di olivi e non vi è normalmente la possibilità di accedervi con mezzi meccanici. La richiesta di iscrizione del sito di Trequanda, è motivata dal fatto che l’agricoltura praticata in quest’area conserva intatta buona parte delle caratteristiche tradizionali, sia dal fatto che l’intero paesaggio proposto presenta un’elevata significatività legata alla persistenza storica di una mosaico paesaggistico complesso. Questo è caratterizzato  dalla compresenza di oliveti a sesto irregolare, seminativi nudi e arborati, seminativi con olivi, pascoli e alla permanenza   di esempi di coltura promiscua, con lo stesso livello di frammentazione di quello degli anni ’50 come evidenziano i risultati dell’analisi VASA; le tessere del mosaico dal 1954 ad oggi non hanno infatti  subito sostanziali variazioni in termini di superficie media. L’abbandono delle colture inoltre è limitato e la morfologia del territorio ha reso difficile la intensa meccanizzazione avvenuta in altre zone della Toscana, contribuendo al mantenimento  degli elementi caratteristici del paesaggio storico. Si sono perciò conservati i terrazzamenti e i sesti d’impianto degli oliveti si sono mantenuti per la maggior parte irregolari. Solo nelle aree maggiormente accessibili si sono inevitabilmente attivati processi di intensivizzazione con sostituzione di colture tradizionali della zona (seminativi consociati, colture promiscue, seminativi a riposo alternati col pascolo) con colture di tipo più intensivo, come i vigneti a spalliera o gli oliveti a sesto regolare. Si tratta di una paesaggio bioculturale, come indicato dagli obiettivi indicati dall’Osservatorio  Nazionale del Paesaggio Rurale, caratterizzato da ridotti input energetici esterni, indicato come esempio di agricoltura sostenibile in grado di contribuire alla mitigazione e all’adattamento del cambiamento climatico come dichiarato nella Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite svoltasi a Bonn nel 2017.  L’Iscrizione nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico potrebbe dare un significativo contributo allo sviluppo economico locale   riconoscendo al paesaggio il ruolo assegnato a questa risorsa dal Piano Paesistico della Regione Toscana, dal Piano Strategico Nazionale di Sviluppo Rurale 2007-2013 e dal programma FAO “Globally Important Agicultural Heritage Systems”.

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